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Un'intervista per GQ.com

Sulla mostra "Fifth Avenue e altre fotografie"

 

(Bologna - Never, 2002)

 

 

 

un'intervista su New York per GQ

 

 

FRA GRATTACIELI E OMBRELLONI

di Laura Pacelli


Si chiama Fifth Avenue ma la storica strada di Manhattan sembra quasi un pretesto per parlare di qualcos’altro.

La mostra fotografica di Paolo Ruggiero, ospitata fino al 17 gennaio 2002 al Never Comics di Bologna e curata da Tom Luger (sociologo e redattore su tematiche di arte contemporanea e costume), si spinge oltre gli ormai già abusati luoghi e atmosfere della Grande Mela.

Nonostante il giovane fotografo bolognese proponga una cospicuo numero di lavori realizzati a New York tra il ’96 e il 2000, la mostra si sviluppa principalmente su una realtà apparentemente meno glamour, eppure, per certi aspetti, più nascosta, sconosciuta o, addirittura, ignorata in un certo periodo dell’anno.

“Si tratta di un esperimento”, ci racconta l’artista, “ho girato in lungo e in largo gran parte delle strade statali del Nord-Est Italia incontrando sul mio percorso una serie di situazioni spaziali e temporali”. Il risultato è un interessante condensa di singoli fotogrammi con lunga esposizione che immortalano statali del triveneto, tinte dai lampioni e dalle insegne neon.

Ma anche squallide strade di provincia nella zona della riviera adriatica popolate, nella stagione estiva, da orde di giovani in cerca di divertimento. Ecco allora sfilare un concentrato di scorci surreali riempiti di oniriche visioni in cerca di immediata riconoscibilità.

DA NEW YORK ALLA ROMAGNA
“Chi è che va a Milano Marittima in inverno?”, si chiede non senza un pizzico d’ironia il fotografo. “In verità il progetto sulla riviera adriatica”, sottolinea, “si sviluppa in parallelo ad altri”.

Come quello su New York, appunto. Istantanee di personaggi in movimento, immagini sfocate di una metropoli bagnata dalla pioggia, ritratti di donne immortalate casualmente, associate a visioni metropolitane più o meno nitide e sovrapposte.

Un viaggio nella città dei desideri attraverso l’esperienza di un cultore dell’immagine, anche di quella per così dire “banale”. “Mi piace scattare foto in occasioni private”, sottolinea Paolo, “mi piace collezionare attimi di vita quotidiana che si possano condividere dopo, insieme agli altri.

La cosiddetta fotografia d’album è per me un piacere e un modo di sperimentare situazioni alternative”. Tra mare Adriatico, zone del Triveneto, grattacieli newyorkesi, passando per Parigi, la mostra si risolve in un’attenta analisi visivo-compositiva di strutture architettoniche e di visionarie quotidianità.
 

 

 

 

L'affiche della mostra.

 

 

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