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CASE

 

M3/KG House

 

Una hall vertiginosa, la biblioteca panoramica.

E una vetrata "full-size" che affaccia la casa sulla città.

 

di Paolo Ruggiero

 

2013

 

 

Realizzata a Tokyo per una coppia di produttori cinematografici, M3/KG House è una tra le opere più convincenti dello studio Mount Fuji Architects: una hall dall'altezza vertiginosa, un volume quasi post-industriale, pochi materiali dalla texture tattile, una vetrata full-size entusiasmante da dentro, seduti con una tazza di the su una chaise longue, mentre fuori riproietta continuamente il flusso urbano.

L'architetto Masahiro Harada - lampi di genialità dietro un'aria scanzonata - ha centrato le richieste dei proprietari (spazio, relax, protezione di un vasto archivio di pellicole), spingendoli un po' oltre, nel territorio dove lui, giovane docente universitario, immagina l'abitare: in rapporto alla metropoli, alla sostenibilità, alle lezioni dei maestri, alla attuale potenza di calcolo che libera e accavalla nuove idee.

M3/KG House, Tokyo. La casa di due produttori cinematografici

Questo progetto è certamente anche un omaggio alle “glass house” di Mies Van der Rohe o di Philip Johnson, ma la lezione dei padri, dice Harada, può essere ripensata: “Siamo la prima generazione di architetti a prendere coscienza dei limiti del modernismo. Non dobbiamo solo “pensare” l'architettura.

Non esiste la città come problema e l'architettura come risposta”, spiega. “Il rapporto tra città pre-esistente e futura architettura non va considerato in modo unilaterale, come quando si deve dare una risposta a una domanda, ma come un continuo "dialogo" tra vecchia e nuova "sostanza". Un rapporto concreto, non concettuale”.

Con la M3/KG House, Harada dimostra per esempio che non si deve pensare a esterno e interno come elementi opposti.

Ciò che conta per lui è creare un luogo confortevole: “Per me non fa molta differenza se stiamo dentro o fuori, a patto che ci si viva bene”.

Qui Harada ha enfatizzato la texture dei materiali per evocare sensazioni tattili: le venature del legno, il pavimento in arenaria indiana, la superficie ruvida del calcestruzzo.

La biblioteca su due piani attraversa interamente la casa, sembra voler proseguire fuori, rassicura lo sguardo dei proprietari: è per loro un'alveare di riferimenti culturali e oggetti di ispirazione.

M3/KG House, Tokyo

Si sceglie un libro o la bozza di una sceneggiatura, si attraversa un ponte in acciaio: porta verso la parete opposta, che ricorda una quinta da sala da concerto.

Moduli rettangolari, scuri, puliscono il pensiero, distolgono dalla giornata appena trascorsa.

Mostrano come anche la luce, che non ha massa in sé, può essere “toccata”, se disegnata attentamente.

Un oggetto pensato per essere visto si rivolge più all'intelletto. Al contrario, un oggetto pensato per essere toccato ha uno speciale valore affettivo”, dice Harada.

“L'architettura deve rivolgersi al lato razionale ma non completamente. Dopo tutto, deve dare protezione a chi abita, deve essere pensata per essere abbracciata”.

 

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