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NOTTI A SORPRESA
IN CITTÀ
Il Bello di Bologna, 26 febbraio 2001 (gli anni all'università...)
di Paolo Ruggiero
Il
carattere delle notti a Bologna dipende certamente dall’umidità, dal
calendario degli esami, dalla tendenza di stagione, dalle propensioni
interiori. Ma
anche da correnti vaghe, beffarde, che fanno capo soltanto a se stesse,
e dalle quali ci facciamo cullare volentieri. A poco serve cercare di tematizzare la notte, di darle un’etichetta per ogni giorno della settimana, perché a Bologna essa conserva un’imprevedibilità che spiazza.
Puoi
avvertirne l’andazzo lì per lì, mentre si sta accendendo, coglierne
un assaggio dalla tua stanza, anche a finestre chiuse: se abiti in
centro valuti il vociare che sale dalla strada; se la tua camera è poco
distante dai viali sarà lo scivolare delle auto, la sua frequenza, a
fornirtene il polso. Se sei in periferia saranno il tuo cellulare, l’invito raccolto in facoltà ad accenderti, a renderti impaziente, o invece un libro, un programma denso per il giorno dopo, ti convinceranno a non uscire.
Spesso
la nuova notte viene abbozzata già in tarda mattinata, dopo il risveglio
placido o tormentato, durante il pranzo-colazione delle 14, nel
ricordo anche corporale, gastrico, della notte appena trascorsa,
che può influenzare, decidere il sapore di quella ancora da vivere. L’ipotesi
acquista poi forma in facoltà, in sala studio, nella distensione
assoluta della “pausa-paglia”, e nel formicolio di via Zamboni,
delle vie amiche, tra il crostino e il caffè, diciamo tra le 16 e le
18, quando l’umore, la risata, si fanno condivisi, gioiosamente
trasmessi anche ai lati, attorno, e montano a poco a poco l’atmosfera
collettiva, l’eccitazione (specie se c’è il sole), o ci adagiano
nella perplessità, nel torpore.
L’ora
seguente, quella dell’aperitivo, per alcuni diviene un ponte, anzi uno
scivolo tra il pomeriggio e la notte, che
d’inverno, tra l’altro, quasi si confondono. La
sigaretta sostiene il commento, l’ammicco, accompagna la grattatina
d’orecchio, al tavolino; seduti, basta attendere e - puntuale o in
ritardo accettabile - arriva quasi sempre la proposta, la genialata su
come investire il dopo cena. Per
altri quella è invece l’ora dello stacco, del ristoro, del
dormiveglia a stomaco vuoto: si uscirà poi, con calma, con un’altra
gonna o un altro paio di scarpe, e con un’ energia rinfrescata. E
poi per strada, nei pub, nelle case, improvvisando o partecipando
finalmente all’evento, alla festa, all’appuntamento contrattato,
fissato, atteso. Tutti
a giocarsi di nuovo la notte e le sue molteplici variazioni e sorprese.
Ma
attenzione: la città, sorniona, non svela del tutto il perché di certi
flussi collettivi di calore, che ognuno avverte salire anche in notti
sulle quali –vuoi per il giorno, vuoi per il clima- non avresti
scommesso un soldo, e che misteriosamente mancano in altre, quando sulla
carta il divertimento era stato assicurato, e invece anche la propria
serata d’elezione si rivela un po’ spenta. Forse è anche questo uno dei motivi per cui facciamo fatica alcune sere a rimanere a casa, a Bologna, inquietati dal sospetto che, non uscendo, qualcosa di importante ci scorrerà irrimediabilmente accanto.
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