I<< Torna alla pagina precedente
|
COSE
CHE CAPITANO
COL CALDO
Il Bello di Bologna, 28 maggio 2001
di Paolo Ruggiero
Il
caldo ormai è cronico, l’umidità di nuovo seccante, forse è meglio
togliersi la camicia. C’è
luce, cioè elettricità, nell’aria, e ci si accende: si ricevono
e trasmettono sollecitazioni e inviti che possono fulminare e di fatto
turbano tutti, dai più sornioni ai più irrequieti, dalle pacificate
alle più assertive. L’emporio
della seduzione riapre al pubblico, piazza le sue bancarelle e i suoi
pavoni in ogni via, come ogni estate si fa più demagogico e
democratico.
Hanno
inaugurato in rapida successione anche le filiali e le appendici outdoor
dei pub, delle discoteche, dei teatri. Quindi
non mancano i posti in piedi e a sedere,
i posti sulle spalle per far vedere meglio. Cresce
l’afflusso, ritornano i grandi numeri, si intensificano le transumanze
e i travasi tra un locale e l’altro, tra la pista underground e il
carnaio della salsa, con attraversamenti rapidi della zona intermedia,
dove i suoni incompatibili si sovrappongono e steccano.
Si
vive più tempo all’aperto, ci si muove vagamente, ritornando sui
propri passi per rimettere a fuoco qualcosa.
Così
si sbaglia strada e non c’è motivo, o forse la passeggiata è stata
dirottata da un colpo di fulmine a ciel sereno, da una trasparenza
sbarazzina. E,
tradizionalmente, con l’estate, anche in città si intensificano
gli interventi, appropriati o a sproposito dei talent scout, dei
vitelloni storici, dei seduttori di professione o con contratto a
termine. Ad
esempio si risveglia il pescatore pensoso da Piazza Maggiore, che si
approssima lentamente ai gradoni, valutando con una carrellata
panoramica il punto in cui sedersi, magari accanto a quella coppia di
ragazze che stanno sbadigliando. Si
sistema un po’ a lato, a poco a poco riduce le distanze, si prepara a
intervenire: ma sì, chiederà una sigaretta! Al limite, se non fumano,
un’informazione. Ha
già allertato col telefono un collega, per avere rinforzi.
Però
proprio in quel momento anche le ragazze hanno preso la loro decisione:
ecco che si muovono, se ne vanno, rapidamente spariscono in dissolvenza
sullo sfondo. Rimangono
i titoli di coda con la morale della favola: “Eh, la vita è una
questione di tempi!”. Il
nostro amico si siede di nuovo, sfila dalla tasca una sigaretta,
l’accende e poi se la spegne
sulla mano, a sua volta si solleva e va incontro al collega comparso nel
frattempo in lontananza. Se
è più impaziente punta dritto verso le ragazze, ma interviene un cane,
che gli morde un polpaccio. Le due amiche ridono, saltano in piedi, si spolverano le chiappe, si allontanano assieme al cane.
Da
qualche altra parte il poeta stralunato ciondola, cerca ispirazione, si
ferma a un distributore di plastichine, gira la manopola, esce la
pallina di gomma con i brillantini dentro. La
mette in tasca, la fa rimbalzare, poi la mostra e la offre a una ragazza
di passaggio: “Toh, un regalo per te!” Lei
si spaventa e accelera il passo, cerca con lo sguardo un vigile. Un’altra,
più espansiva, apprezza il gesto e si ferma. Anzi,
vuole ricambiare: dona al poeta un aereoplanino di carta, un origami
improvvisato e piegato lì per lì, con la carta delle caramelle. Si
piacciono senza incertezze, e qualche giorno dopo fuggono assieme su una
navicella, la città si rimpicciolisce e si allontana sotto di loro, con
tutte le lucine accese. Le
mamme li chiamano sul cellulare, ma trovano sempre la segreteria, e si
preoccupano.
C’è
il biscazziere, il giocatore di scacchi, che padroneggia una ricca
varietà di “aperture”, cioè le frasi di attacco, le risposte
prevedibili, le contromosse. Parla,
parla a ruota come un televisore in prima serata, prende le ragazze per
stanchezza, fino a quando non ottiene quel che vuole, cioè “Il
numero”. In
rubrica poi si ritrova tanti nomi uguali, e questo per il momento gli
basta. Poi
però non chiama, perché teme di confondersi. Se
gli telefonano rimane sul vago, perché non ricorda bene con chi sta
parlando. Un
giorno gli fregano il cellulare, perde in un colpo solo mesi di lavoro, così entra in crisi e non esce di casa per un po’. Alla
fine conosce una tipa in chat, si fa coinvolgere, e ci si mette assieme. Ora
ogni volta che la sua ragazza riceve uno squillo o un messaggino, si
rabbuia e si spazientisce. Si
è promesso che un giorno o l’altro, quando lei dimenticherà il
telefonino sul tavolo, compirà il gestaccio: andrà a ficcanasare nella
rubrica, per vederci più chiaro.
C’è
il seduttore “di sinistra”, con il plettro nel taccuino, gli studi
di prossemica, cioè il discorso preso alla lontana ma da vicino,
la fissa per le cavigliere orientali e i beveroni demodè. Oppure
l’interventista un po’ più a destra, con il lucido da scarpe,
l’occhio stabile e periscopico, il cronografo con le fasi lunari, il
rito dell’aperitivo e dell’autolavaggio, la “punta” - Oh, non
possiamo mancare! - per il week-end, tutti al “Bagno 46”.
Insomma:
ognuno affronta il caldo come gli pare o come può.
E
le ragazze? Questa sera se ne vedono poche: è incredibile ma fa quasi
freddo, saranno rimaste in casa a chiacchierare. Il
poeta ricomparso in strada ha captato qualcosa, si è arrestato: già,
da una finestra gli sembra che filtrino risate, gridolini... Guarda
in alto, si concentra..Sì, deve essere una tavolata di ragazze! Tende
l’orecchio: stanno giocando, scherzando su qualche marpione che ieri
sera le ha bloccate, ha cercato di incantarle, “era tanto buffo..”,
non si capisce bene.. Il
poeta rimescola la tasca, trova qualcosa, delle bolle di sapone. Pigia
il campanello delle ragazze, riesce in qualche modo a farsi aprire, sale
le scale canticchiando.
Poi,
nulla di nuovo: in strada passa una coppia, sentono uscire da una
finestra una risata di gruppo, e poi un’altra, qualche gridolino..
notano senza stupore un paio di bolle calare dall’alto. In
Piazza giusto quattro gatti, e un cane. La
coppia si tiene per mano, commentano qualcosa a bassa voce, non si
capisce bene.. E’
una serata sonnacchiosa e ventilata.
|
I<< Torna alla pagina precedente