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COSE CHE SUCCEDONO COL CALDO

 

di Paolo Ruggiero 

 

Il caldo ormai è cronico, l’umidità di nuovo seccante, forse è meglio togliersi la camicia.

C’è luce, cioè elettricità, nell’aria, e ci si accende: si ricevono e trasmettono sollecitazioni e inviti che possono fulminare e di fatto turbano tutti, dai più sornioni ai più irrequieti, dalle pacificate alle più assertive.

 

L’emporio della seduzione riapre al pubblico, piazza le sue bancarelle e i suoi pavoni in ogni via, come ogni estate si fa più demagogico e democratico.  

 

le ragazze arrivano a Marina di Ravenna

 

Hanno inaugurato in rapida successione anche le filiali e le appendici outdoor dei pub, delle discoteche, dei teatri.

Quindi non mancano i posti in piedi e a sedere, i posti sulle spalle per far vedere meglio.

Cresce l’afflusso, ritornano i grandi numeri, si intensificano le transumanze e i travasi tra un locale e l’altro, tra la pista underground e il carnaio della salsa, con attraversamenti rapidi della zona intermedia, dove i suoni incompatibili si sovrappongono e steccano.  

 

Si vive più tempo all’aperto, ci si muove vagamente, ritornando sui propri passi per rimettere a fuoco qualcosa.  

 

Così si sbaglia strada e non c’è motivo, o forse la passeggiata è stata dirottata da un colpo di fulmine a ciel sereno, da una trasparenza sbarazzina.

E, tradizionalmente, con l’estate, anche in città si intensificano gli interventi, appropriati o a sproposito dei talent scout, dei vitelloni storici, dei seduttori di professione o con contratto a termine.

Ad esempio si risveglia il pescatore pensoso da Piazza Maggiore, che si approssima lentamente ai gradoni, valutando con una carrellata panoramica il punto in cui sedersi, magari accanto a quella coppia di ragazze che stanno sbadigliando.

 

Si sistema un po’ a lato, a poco a poco riduce le distanze, si prepara a intervenire: ma sì, chiederà una sigaretta! Al limite, se non fumano, un’informazione.

Ha già allertato col telefono un collega, per avere rinforzi.  

 

Però proprio in quel momento anche le ragazze hanno preso la loro decisione: ecco che si muovono, se ne vanno, rapidamente spariscono in dissolvenza sullo sfondo.

Rimangono i titoli di coda con la morale della favola: “Eh, la vita è una questione di tempi!”.

 

Il nostro amico si siede di nuovo, sfila dalla tasca una sigaretta, l’accende e poi se la spegne sulla mano, a sua volta si solleva e va incontro al collega comparso nel frattempo in lontananza.

Se è più impaziente punta dritto verso le ragazze, ma interviene un cane, che gli morde un polpaccio.

Le due amiche ridono, saltano in piedi, si spolverano le chiappe, si allontanano assieme al cane.

 

piedi femminili a Riccione

 

 

Da qualche altra parte il poeta stralunato ciondola, cerca ispirazione, si ferma a un distributore di plastichine, gira la manopola, esce la pallina di gomma con i brillantini dentro.

La mette in tasca, la fa rimbalzare, poi la mostra e la offre a una ragazza di passaggio: “Toh, un regalo per te!”

Lei si spaventa e accelera il passo, cerca con lo sguardo un vigile.

Un’altra, più espansiva, apprezza il gesto e si ferma.

 

Anzi, vuole ricambiare: dona al poeta un aereoplanino di carta, un origami improvvisato e piegato lì per lì, con la carta delle caramelle.

Si piacciono senza incertezze, e qualche giorno dopo fuggono assieme su una navicella, la città si rimpicciolisce e si allontana sotto di loro, con tutte le lucine accese.

Le mamme li chiamano sul cellulare, ma trovano sempre la segreteria, e si preoccupano.  

 

C’è il biscazziere, il giocatore di scacchi, che padroneggia una ricca varietà di “aperture”, cioè le frasi di attacco, le risposte prevedibili, le contromosse.

Parla, parla a ruota come un televisore in prima serata, prende le ragazze per stanchezza, fino a quando non ottiene quel che vuole, cioè “Il numero”.

In rubrica poi si ritrova tanti nomi uguali, e questo per il momento gli basta.

Poi però non chiama, perché teme di confondersi.

Se gli telefonano rimane sul vago, perché non ricorda bene con chi sta parlando.

Un giorno gli fregano il cellulare, perde in un colpo solo mesi di lavoro,  così entra in crisi e non esce di casa per un po’.

Alla fine conosce una tipa in chat, si fa coinvolgere, e ci si mette assieme.

Ora ogni volta che la sua ragazza riceve uno squillo o un messaggino, si rabbuia e si spazientisce.

Si è promesso che un giorno o l’altro, quando lei dimenticherà il telefonino sul tavolo, compirà il gestaccio: andrà a ficcanasare nella rubrica, per vederci più chiaro.  

 

C’è il seduttore “di sinistra”, con il plettro nel taccuino, gli studi di prossemica, cioè il discorso preso alla lontana ma da vicino, la fissa per le cavigliere orientali e i beveroni demodè.

Oppure l’interventista un po’ più a destra, con il lucido da scarpe, l’occhio stabile e periscopico, il cronografo con le fasi lunari, il rito dell’aperitivo e dell’autolavaggio, la “punta” - Oh, non possiamo mancare! - per il week-end, tutti al “Bagno 46”.  

 

 

Insomma: ognuno affronta il caldo come gli pare o come può.  

 

E le ragazze? Questa sera se ne vedono poche: è incredibile ma fa quasi freddo, saranno rimaste in casa a chiacchierare.

Il poeta ricomparso in strada ha captato qualcosa, si è arrestato: già, da una finestra gli sembra che filtrino risate, gridolini...

Guarda in alto, si concentra..Sì, deve essere una tavolata di ragazze!

Tende l’orecchio: stanno giocando, scherzando su qualche marpione che ieri sera le ha bloccate, ha cercato di incantarle, “era tanto buffo..”, non si capisce bene..

Il poeta rimescola la tasca, trova qualcosa, delle bolle di sapone.

Pigia il campanello delle ragazze, riesce in qualche modo a farsi aprire, sale le scale canticchiando.  

 

Poi, nulla di nuovo: in strada passa una coppia, sentono uscire da una finestra una risata di gruppo, e poi un’altra, qualche gridolino.. notano senza stupore un paio di bolle calare dall’alto.

In Piazza giusto quattro gatti, e un cane.

La coppia si tiene per mano, commentano qualcosa a bassa voce, non si capisce bene..

È una serata sonnacchiosa e ventilata.

 

Il Bello di Bologna, 28 maggio 2001

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