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COME IN UNA CANZONE DI LUCA CARBONI...

 

CIAO BOLOGNA... OGGI VADO AL MARE

di Paolo Ruggiero 

gita in macchina al mare

 

La circonferenza dei viali di Bologna, il giro completo, credendo al contachilometri dell’auto, è 10 km circa.

È una cifra approssimativa, d’accordo.

 

La misura al decimetro esiste, è senz’altro depositata in qualche documento, ma questo “all’incirca” basta a consolidare - ce ne fosse bisogno - la sensazione che la città, perlomeno quella che sta “dentro” alla circonvallazione, si presta a un passeggio che non può stancare, avendo a disposizione il tempo di camminare e fare qualche sosta.

 

La bicicletta è impareggiabile: asseconda le curiosità, permette una maggiore disinvoltura e padronanza dei percorsi, e l’andatura sufficiente a far vibrare nelle orecchie la brezza che mette entusiasmo.

 

Lo scooter, se dato per scontato e irrinunciabile - ed è facile - (un po’ meno nel caso delle rare “vespe special che...”) già distorce il senso reale delle distanze, specie  nell’uso  reiterato e compulsivo sulle tratte brevi, per esempio dall’edicola al tabacchino e viceversa.

 

Ma, forse, nel pensiero dell’andata già comprendiamo pigramente la previsione del ritorno, che si vuole compiere sempre più velocemente della prima, e quindi non a piedi.

Dunque: passino gli scooter..

 

L’auto, invece, in città, è un cavallo che bisogna saper cavalcare: chiede al proprietario una gestione consapevole e disincantata, un utilizzo di piacere che compensi le seccature e i patemi generati dall’uso massivo e dalle relative contromisure civiche.

 

prendere la macchina e andare al mare, d'inverno

 

Queste ultime dispiegate con anche una dose di enigma da grande fratello, con telecamere alle porte, da sempre accese o forse no.

Oppure con divieti tra loro adiacenti  e a fasce orarie intersecanti e la possibilità, dopo un’accurata interpretazione segnaletica, di soste timorate negli interstizi spaziali o temporali.

 

Poi ci sono le eleganti strisce blu cobalto a terra, i limbi notturni in cui le regole diventerebbero quelle non scritte, dunque più elastiche, confondendosi anche, complici le luci artificiali, i colori delle corsie sull’asfalto.

 

O il passo carraio in centro, magari quello che da sempre pare sigillato, saldato, e ti chiedi cosa mai vorrà uscire da lì, la notte in cui finalmente la serranda si alzerà con clangore e qualcosa da dentro si muoverà, si deciderà ad uscire.

Ma intanto, se occorre, ci si può piazzare davanti.

 

E ancora: il viale con semaforiche e incostanti “onde verdi”, con imbuti poco concilianti, in alcuni punti in cui le tre file si stringono e piegano, tutti procedendo in seconda, e le distanze paiono mantenersi da sé, per magnetismo, anche curvando a occhi chiusi.

 

E infine, poco più in là, la rotonda nell’ora snervata di punta, quando alla schiena ti può prendere per un istante, se ci sei in mezzo, la sensazione un po’ acida che ciascuno stia guidando anche per  tutti gli altri.

 

Insomma: un repertorio tutto sommato classico di fastidi che si muovono assieme all’ auto, con gli optional e gli adattamenti richiesti dal contesto urbano bolognese.

 

D’altro canto la macchina, specie sapendo dove andare, permette l’accesso altrimenti laborioso o negato a una serie di  luoghi (alcuni parchi, molti esercizi notturni, ad esempio) che sentiamo appartenere alla città, ma capaci, in quanto “fuori porta”, di dare all’uscita il senso benefico del diversivo, o del cambio d’aria, dell’evasione.

 

In questo periodo, tra marzo e aprile, si crea poi un’opportunità parecchio sfiziosa: basta mettere in moto, scegliere la cassetta giusta, e infilare senza fretta un’ A14 scorrevolissima, uscendo infine sulla Statale Adriatica, la numero 16.

 

 

direzione mare d'inverno

 

 

E fermarsi, dopo un’ora di viaggio imperturbabile e riconciliante, per esempio a Cervia, a Marina di Ravenna, a Bellaria o, poco oltre, direttamente a Rimini o a Riccione.

 

Per captare un’atmosfera, regalarsi un gelato, cazzeggiare o studiacchiare sulla spiaggia in allestimento.

 

arrivare sulla spiaggia d'inverno

 

 

Per godere della bonaccia, di un cielo pallido ma terso anche all’imbrunire, per far galoppare il cane.

Per scattare qualche foto, fissare un pensiero, dimenticare o ricordare qualcosa.

 

E poi, naturalmente, per gustarsi un’anteprima sensoriale e galvanizzante dell’estate che già - inutile negarlo - comincia a farsi avvertire nell’aria, a farsi desiderare.

 

 

 

Il Bello di Bologna, 23 aprile 2001

 

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